Da Saarbrücken a Napoli, il cammino della nostra Missione al Convegno nazionale delle MCI in Germania:Dove finiscono le frontiere, comincia l’incontro

21 settembre – L'inizio del cammino: oltre le frontiere
Il viaggio verso Napoli è iniziato con una domanda che avrebbe accompagnato tutte le giornate del convegno: che cosa significa oggi essere Chiesa oltre le frontiere?
Per la Missione Cattolica Italiana di Saarbrücken, arrivare a Napoli ha significato incontrare altre comunità italiane presenti in Germania, con storie e percorsi differenti, ma unite da una stessa esperienza: quella di una Chiesa che da decenni cammina accanto alle persone che hanno attraversato una frontiera.
Il tema scelto per il convegno – “Oltre le frontiere. Essere Chiesa ovunque tu vada” – ha posto immediatamente al centro la trasformazione della mobilità italiana e, con essa, quella delle comunità ecclesiali.
Non si tratta più soltanto della migrazione del dopoguerra. Le nuove generazioni vivono una mobilità diversa, spesso europea, interculturale e familiare. Sono persone che possono appartenere contemporaneamente a più luoghi, parlare più lingue e riconoscersi in più culture.
Il convegno nasce proprio dalla necessità di comprendere questa nuova realtà e di interrogarsi sul ruolo che la Chiesa è chiamata a svolgere.
La prima giornata ha così rappresentato l'ingresso in un cammino comune: lasciare per qualche giorno le proprie comunità locali per guardarle da una prospettiva più ampia.

22 settembre – Partire, camminare, incontrare
La seconda giornata ha dato ufficialmente avvio ai lavori del Convegno nazionale.
Gli interventi di mons. Pierpaolo Felicolo, direttore della Fondazione Migrantes, di Antonio Bonifacio, direttore regionale della Fondazione Migrantes per la Conferenza Episcopale Campana e di don Gregorio Milone, delegato nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania, hanno posto al centro il cammino delle Missioni, le trasformazioni della migrazione e le nuove sfide pastorali. Una Chiesa chiamata non soltanto ad accompagnare chi parte, ma a camminare insieme alle persone, ascoltando le loro storie e i cambiamenti delle nuove generazioni.
Uno dei momenti più intensi è stato l'incontro con il Cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, che ha sviluppato il tema “Non temere di partire. Dio abita ogni cammino”.
Parole che, per chi vive l'esperienza della Missione Cattolica Italiana, hanno avuto un significato particolare.
Perché la nostra storia è fatta di partenze.
Sono partiti i nostri padri e le nostre madri, spesso con una valigia e poche certezze. Sono partiti i giovani, alla ricerca di studio e di nuove opportunità. E ancora oggi tante persone attraversano frontiere per costruire una nuova vita.
Partire significa lasciare qualcosa, ma anche aprirsi a qualcosa di nuovo.
Il mons. Battaglia ci ha ricordato che le Missioni non possono diventare semplicemente custodi della memoria. La memoria è preziosa, ma deve diventare una forza capace di generare futuro.
Da qui nasce la domanda posta da don Gregorio, che ha attraversato il confronto:
Qual è oggi la missione della Missione?
La risposta non può essere soltanto conservare ciò che abbiamo ricevuto. È necessario generare nuove relazioni, coinvolgere i giovani, valorizzare i laici e costruire comunità capaci di vivere la fede dentro una realtà sempre più interculturale.
Anche a Saarbrücken sentiamo questa responsabilità.
La nostra comunità vive tra lingue, culture e generazioni diverse. È una comunità nata dalla migrazione, ma chiamata oggi a guardare oltre la sola esperienza migratoria.
Forse è proprio questo il significato più profondo del tema del convegno:
“Oltre le frontiere. Essere Chiesa ovunque tu vada.”
Non avere paura di partire.
Non avere paura di cambiare.
Non avere paura di incontrare.
Perché una Chiesa viva non è una Chiesa ferma a custodire ciò che è stato, ma una Chiesa che cammina, ascolta e genera futuro.
E noi, dalla Missione di Saarbrücken, vogliamo continuare a camminare.

23 settembre – Dalla storia alle storie
La terza giornata ha portato il convegno dentro la storia della migrazione italiana in Germania.
Una storia che non può essere raccontata soltanto attraverso date, accordi economici e numeri.
È soprattutto una storia di persone.
Il prof. Francesco Dandolo, docente dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, ha ripercorso circa settant'anni di migrazione italiana, a partire dal secondo dopoguerra e dall'accordo del 1955 che aprì la strada alla stagione dei cosiddetti Gastarbeiter italiani.
Lavoro, precarietà, sacrifici, discriminazioni e progressiva integrazione hanno segnato il percorso di migliaia di uomini e donne che arrivarono in Germania con l'idea, spesso, di fermarsi soltanto per qualche anno.
Tra le storie ricordate vi è stata quella di Lorenzo Annese, primo italiano assunto alla Volkswagen nel 1961, una vicenda personale diventata simbolo di una più ampia storia collettiva.
A portare una prospettiva diversa, ma complementare, è stato il giornalista dott. Generoso Picone, che ha spostato lo sguardo dalla grande storia alle storie individuali.
Nella sua riflessione, il migrante viene raccontato prima di tutto come una persona, non come un numero o una semplice categoria. Una persona che, nel momento della partenza, porta con sé la propria storia, le proprie emozioni, le proprie speranze e tutto ciò che contribuisce a definire la sua identità.
Ed è proprio attraverso queste storie che è possibile comprendere quanto profondamente la migrazione abbia trasformato sia l'Italia sia la Germania.
Una trasformazione che riguarda anche la nostra esperienza ecclesiale.
Le Missioni Cattoliche Italiane sono state per decenni luoghi di accoglienza, ascolto, celebrazione e appartenenza. Hanno accompagnato famiglie, sostenuto persone sole, custodito la lingua e la cultura italiana e, soprattutto, hanno offerto un luogo nel quale sentirsi a casa.
Ma la storia non si è conclusa con le prime partenze.
Durante la giornata è emerso come l’identità non sia qualcosa di statico, ma una realtà che si trasforma nel tempo, attraverso gli incontri, le esperienze, le partenze e i ritorni.
Una riflessione che parla da vicino alle nostre comunità, chiamate oggi a vivere la propria identità in un contesto sempre più aperto e interculturale.
Il Corriere d’Italia, che nei suoi 75 anni di storia ha accompagnato questo cammino raccontando la trasformazione della presenza italiana in Germania, è stato parte di questa memoria condivisa. Durante il convegno, una mostra dedicata ai 75 anni del giornale – curata dal dott. Francesco Vizzarri – ha offerto uno sguardo prezioso sulle voci, le immagini e le storie che hanno attraversato generazioni di italiani in Germania.


24 settembre – La Chiesa che nasce dall'incontro
Dopo aver guardato alla storia, la quarta giornata ha rivolto lo sguardo al presente e al futuro.
Il tema della missione e dell'interculturalità è stato al centro degli interventi.
Mons. Michele Autuoro, arcivescovo di Benevento, ha sviluppato il tema “Missione e migrazione: la Chiesa che nasce dall'incontro”.
L'incontro non è soltanto una conseguenza della migrazione: è uno dei luoghi nei quali la Chiesa stessa può riscoprire la propria vocazione.
L'altro non è semplicemente qualcuno da accogliere. È qualcuno attraverso il quale anche noi possiamo essere trasformati.
La migrazione porta infatti nuove lingue, nuove sensibilità, nuove esperienze religiose e culturali. Una comunità cristiana che sa incontrarle non perde la propria identità, ma la arricchisce.
Su questa prospettiva si è inserita la relazione del prof. Nicola Salato, docente presso la Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, dedicata a “La Chiesa delle differenze: prospettive teologiche per una comunione interculturale”.
Il tema della differenza è diventato così un tema ecclesiale.
Come costruire una comunione che non abbia bisogno di cancellare le diversità?
Come vivere una Chiesa nella quale lingue, culture e storie differenti possano incontrarsi?
Sono domande che riguardano da vicino anche le Missioni Cattoliche Italiane in Germania.
A completare la riflessione è intervenuto il Dr. Lukas Schreiber, direttore nazionale per la pastorale degli stranieri della Conferenza Episcopale Tedesca, con una riflessione sul contributo delle comunità linguistiche in Germania alla costruzione di una visione di Chiesa interculturale.
Il confronto ha permesso di mettere in dialogo la prospettiva italiana con quella della Chiesa tedesca e di guardare alle Missioni linguistiche non soltanto come realtà legate al passato migratorio, ma come possibili protagoniste del futuro di una Chiesa sempre più interculturale.
La sessione è stata moderata dalla dott.ssa Paola Colombo, che ha accompagnato il confronto con attenzione e sensibilità.
Napoli da vivere, oltre le sale del convegno
Il convegno non si è svolto soltanto nelle sale del Seminario. Ogni giornata ha offerto anche l’occasione di uscire dagli spazi degli incontri e conoscere, passo dopo passo, la città e il territorio che ci hanno accolti.
Dal centro storico di Napoli a Napoli Sotterranea, dagli scavi di Pompei alla Reggia di Caserta, fino a Casertavecchia, ogni visita ha permesso di scoprire luoghi, storie e testimonianze di una terra ricca di memoria e di culture che si sono incontrate nel tempo.
Questi momenti hanno aggiunto al cammino del convegno una dimensione culturale, ma soprattutto umana. Camminare insieme, condividere una scoperta, fermarsi a parlare, ridere o semplicemente stare insieme fuori dagli impegni ufficiali ha permesso di conoscersi in modo diverso.
Perché una comunità cresce non soltanto attraverso gli incontri e le riflessioni, ma anche attraverso ciò che accade tra un appuntamento e l’altro: una passeggiata, una conversazione, un pranzo condiviso, una fotografia.
È anche così che nascono legami, si rafforzano amicizie e il senso di appartenenza diventa esperienza concreta.

25 settembre – “Ovunque, Vangelo”: ripartire con una responsabilità nuova
L'ultima giornata ha raccolto le riflessioni sviluppate durante l'intera settimana.
A chiudere il programma è stato mons. Gennaro Matino, pro-vicario generale dell'Arcidiocesi di Napoli, con la sintesi conclusiva “Ovunque, Vangelo: essere Chiesa. Sempre”.
La sessione è stata moderata dalla giornalista Licia Linardi, caporedattrice del Corriere d'Italia.
Quelle parole – “Ovunque, Vangelo” – possono essere lette come la sintesi dell'intero convegno.
Ovunque ci siano persone in cammino, lì la Chiesa è chiamata a esserci.
Ovunque ci siano frontiere, lì può nascere un incontro.
Ovunque convivano lingue e culture diverse, lì può essere costruita una nuova forma di comunione.
Il convegno si è concluso quindi non con una risposta definitiva, ma con una responsabilità rinnovata.
Quella di continuare a camminare.
Da Napoli a Saarbrücken: la Missione continua
Cinque giorni possono sembrare pochi.
Ma cinque giorni vissuti insieme possono lasciare domande che accompagnano per molto tempo.
La Missione Cattolica Italiana di Saarbrücken è tornata a casa portando con sé la memoria di una storia che non deve essere dimenticata, ma anche la consapevolezza che il futuro richiede nuove forme di presenza.
La generazione che arrivò in Germania negli anni del grande sviluppo industriale non è più quella di oggi.
I figli e i nipoti dei primi migranti vivono una realtà diversa. Le famiglie sono cambiate. La mobilità è cambiata. Le lingue sono cambiate. Anche il modo di vivere la fede è cambiato.
E allora la Missione è chiamata a cambiare con le persone che accompagna.
Non per rinunciare alla propria identità, ma per metterla in dialogo con le identità nuove che nascono dall'incontro.
La storia ci ha insegnato che una frontiera può separare.
Napoli ci ha ricordato che può anche diventare una soglia.
E una soglia, quando viene attraversata, apre sempre verso qualcosa di nuovo.
Per questo, tornando a Saarbrücken, il titolo del convegno non rimane soltanto un tema di studio.
Diventa una consegna: oltre le frontiere, essere Chiesa ovunque tu vada.
È questo il cammino che continua.
È questa la missione.
Un grazie sincero a chi ha organizzato queste giornate e ha reso possibile il nostro esserci. In particolare al delegato don Gregorio, per la sua presenza attenta e il suo accompagnamento che hanno guidato il nostro cammino.
